A cura di Riccardo Dalle Grave

 

L’anoressia nervosa è una malattia complessa che colpisce lo 0,9-4% delle donne e lo 0,3% degli uomini (Hudson, Hiripi, Pope, & Kessler, 2007; Keski-Rahkonen & Mustelin, 2016; Micali et al., 2017). Sebbene negli ultimi anni siano stati sviluppati trattamenti evidence-based promettenti per l’anoressia nervosa, l’esito delle cure è ancora spesso insoddisfacente (Watson & Bulik, 2013) e il disturbo continua ad avere uno dei più alti tassi di mortalità di qualsiasi altra malattia psichiatrica (Arcelus, Mitchell, Wales, & Nielsen, 2011). Le cause dell’anoressia nervosa sono ancora sconosciute, ma gli studi sui gemelli indicano che abbia un’ereditabilità compresa attorno al 50% (Yilmaz, Hardaway, & Bulik, 2015). Questo significa che lo sviluppo dell’anoressia nervosa sembra dipendere per il 50% circa da fattori genetici e per un altro 50% circa da fattori ambientali. Purtroppo, si conoscono ancora poco sia i fattori genetici e ambientali coinvolti sia come essi interagiscano tra loro.

Un recente articolo pubblicato su Nature Genetics, che ha avuto molto risalto sui media internazionali e nazionali, ha riportato i dati di un studio di associazione genome-wide (in inglese genome-wide association study, o GWAS) su 16.992 casi di anoressia nervosa e 55,525 controlli con antenati europei provenienti da 17 Paesi incluso l’Italia, che ha combinato i dati dell’ Anorexia Nervosa Genetics Initiative (ANGI) (Thornton et al., 2018) con quelli del Psychiatric Genomics Consortium (PGC-ED) (Watson et al., 2019). Ricordo che il GWAS è uno studio del genoma eseguito senza alcune assunzioni a priori che può aiutare a identificare delle regioni del genoma che potrebbero contenere geni che aumentano o diminuiscono il rischio di anoressia nervosa.

Lo studio ha identificato otto loci genetici associati con l’anoressia nervosa che sono stati correlati con altri loci genetici che influenzano il rischio di cinque categorie di tratti (psichiatrici e personalità, attività fisica, tratti antropometrici, tratti metabolici, scolarità).  L’analisi statistica ha trovato:

  1. correlazioni genetiche significative con altri disturbi psichiatrici come il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo depressivo maggiore, l’ansia e la schizofrenia;
  2. correlazioni genetiche negative con tratti metabolici (diabete di tipo 2, insulinemia a digiuno, leptina, ma una correlazione positiva con HDL colesterolo) e antropometrici (massa grassa, massa magra, indice di massa corporea – IMC, obesità) che persistono, anche se attenuate, covariando per l’IMC. Ulteriori analisi statistiche (randomizzazione mendeliana – GSMR) hanno trovato una relazione causale bidirezionale tra aumentato rischio di basso IMC e anoressia nervosa (sebbene la direzione tra anoressia nervosa e basso BMI abbia una bassa potenza statistica).
  3. correlazioni genetiche positive con i livelli di attività fisica.

Gli autori, commentando i risultati, hanno concluso che l’architettura genetica dell’anoressia nervosa rispecchia la sua presentazione clinica, mostrando delle correlazioni genetiche significative con disturbi psichiatrici, attività fisica e tratti metabolici-antropometrici, indipendenti dall’IMC. Questi risultati, hanno aggiunto gli autori, incoraggiano a riconcettualizzare l’anoressia nervosa come un disturbo metabolico-psichiatrico e sottolineano che comprendere meglio la componente metabolica dovrebbe essere una priorità della ricerca futura, mentre prestare attenzione sia alla  componente psichiatrica sia a quella metabolica potrebbe essere la chiave per migliorare i risultati del trattamento.

Commento

Non c’ dubbio che lo studio pubblicato su Nature Genetics sia molto importante perché rappresenta lo stato dell’arte per studiare i fattori di rischio genetici dell’anoressia nervosa. I risultati però, sebbene siano interessanti, sono correlazionali e non possono, per la loro natura, provare che i fattori metabolici siano coinvolti nelle cause dell’anoressia nervosa. Va anche detto che la metodica GWAS, basandosi su un numero elevatissimo di test statistici svolti, presenta un potenziale senza precedenti di risultati falsi positivi; in questo studio per esempio il  locus genetico identificato nel cromosoma 12 dal precedente GWAS dell’anoressia nervosa (Duncan et al., 2017)  non ha raggiunto una significatività genoma-wide. L’identificazione di questi loci genetici potrebbe, comunque, aiutare a trovare dei geni coinvolti nell’anoressia nervosa e forse in futuro permettere ai farmacogenetisti di sviluppare nuovi potenziali trattamenti.

In conclusione, si può affermare che questo studio ha fatto un piccolo ma importante passo nella comprensione dei fattori di rischio genetici dell’anoressia nervosa e che, con l’aumento della numerosità del campione, probabilmente si scopriranno altre decine o centinaia di loci genetici associati a questi disturbo. Siamo, però, ancora molto lontani dall’avere una comprensione dell’eziologia dell’anoressia nervosa e non è corretto affermare, come riportato in modo sensazionalistico dai media, che è stata scoperta l’origine genetica di questo disturbo e che presto avremo dei farmaci per curarlo. Per il momento gli unici trattamenti disponibili evidence-based sono quelli psicologici e ad essi è consigliabile affidarsi.

REFERENZE

Arcelus, J., Mitchell, A. J., Wales, J., & Nielsen, S. (2011). Mortality rates in patients with anorexia nervosa and other eating disorders. A meta-analysis of 36 studies. Archives of General Psychiatry, 68(7), 724-731. doi:10.1001/archgenpsychiatry.2011.74

Duncan, L., Yilmaz, Z., Gaspar, H., Walters, R., Goldstein, J., Anttila, V., . . . Bulik, C. M. (2017). Significant Locus and Metabolic Genetic Correlations Revealed in Genome-Wide Association Study of Anorexia Nervosa. American Journal of Psychiatry, 174(9), 850-858. doi:10.1176/appi.ajp.2017.16121402

Hudson, J. I., Hiripi, E., Pope, H. G., & Kessler, R. C. (2007). The Prevalence and Correlates of Eating Disorders in the National Comorbidity Survey Replication. Biological Psychiatry, 61(3), 348-358. doi:10.1016/j.biopsych.2006.03.040

Keski-Rahkonen, A., & Mustelin, L. (2016). Epidemiology of eating disorders in Europe: prevalence, incidence, comorbidity, course, consequences, and risk factors. Current Opinion in Psychiatry, 29(6), 340-345. doi:10.1097/yco.0000000000000278

Micali, N., Martini, M. G., Thomas, J. J., Eddy, K. T., Kothari, R., Russell, E., . . . Treasure, J. (2017). Lifetime and 12-month prevalence of eating disorders amongst women in mid-life: a population-based study of diagnoses and risk factors. BMC Medicine, 15(1), 12. doi:10.1186/s12916-016-0766-4

Thornton, L. M., Munn-Chernoff, M. A., Baker, J. H., Jureus, A., Parker, R., Henders, A. K., . . . Bulik, C. M. (2018). The Anorexia Nervosa Genetics Initiative (ANGI): Overview and methods. Contemporary Clinical Trials, 74, 61-69. doi:10.1016/j.cct.2018.09.015

Watson, H. J., & Bulik, C. M. (2013). Update on the treatment of anorexia nervosa: review of clinical trials, practice guidelines and emerging interventions. Psychological Medicine, 43(12), 2477-2500. doi:10.1017/s0033291712002620

Watson, H. J., Yilmaz, Z., Thornton, L. M., Hübel, C., Coleman, J. R. I., Gaspar, H. A., . . . Bulik, C. M. (2019). Genome-wide association study identifies eight risk loci and implicates metabo-psychiatric origins for anorexia nervosa. Nature Genetics. doi:10.1038/s41588-019-0439-2

Yilmaz, Z., Hardaway, J. A., & Bulik, C. M. (2015). Genetics and Epigenetics of Eating Disorders. Adv Genomics Genet, 5, 131-150. doi:10.2147/agg.S55776